In questi giorni le vicende legate ai gruppi Telegram contenenti quello che viene chiamato da molti “revenge porn” sono state poste sotto i riflettori in tutta la loro tossicità e violenza. Le riflessioni al riguardo sono state molteplici, più o meno critiche e autocritiche. Avendo avuto l’opportunità di dialogare con l’artista brasiliana Marilia Oliveira, abbiamo pensato di condividere uno dei suoi lavori artistici che contribuiscono in modo potente al discorso. Si tratta di una serie fotografica autobiografica di nudi che vedono Marilia protagonista. 

L’opera deriva direttamente dalla vita personale dell’artista, nel momento in cui, dopo una travagliata separazione dalla sua partner del tempo, Marilia aveva subito la minaccia di vedere le sue foto intime – scambiate in un clima di fiducia reciproca – divulgate online. L’artista, nella mostra Você Mereceu (“te lo sei meritato”) presenta anche alcuni oggetti che ha trovato distrutti dall’ex-ragazza – ulteriore violenza intima – come fotografie che le ritraevano insieme o ricordi della loro storia d’amore, fotografie della casa in cui convivevano svuotata per metà e persino le stesse foto di nudo che la sua ex-partner minacciava di diffondere. Esponendo al pubblico per prima le foto in questione , Marilia si riappropria della sua immagine, ribaltando la dinamica e rifiutando lo status di vittima colpevole, come sta invece succedendo a tante persone femminizzate(*) a seguito della vicenda di Telegram. Con questo atto di ribellione, Marilia Oliveira ha ripreso potere su di sé, sul suo corpo e su chi lo consumava attraverso l’arte e usando gli strumenti che aveva a disposizione, mandando un messaggio forte a tutt* coloro che ritengono che la diffusione online di nudo senza consenso non sia un problema di tutt*. 

Notiamo come quella raccontata sia una relazione tra due donne, dinamica che sicuramente in alcuni termini si discosta da quella di cui stiamo discutendo in questi giorni – che invece fa riferimento ad una mascolinità tossica culturalmente imposta. Tuttavia, la questione che vogliamo sottolineare è come, anche nel caso di Marilia, venga ricalcato un modello punitivo che ricade sulle donne e sulle persone femminizzate in modo plateale, mettendo in pratica il bisogno di potere e di controllo che contraddistingue le dinamiche patriarcali. In ogni caso è quantomai evidente che il consenso libero, informato ed entusiasta rimane la chiave per non cadere nella violenza.

Per quanto riguarda l’utilizzo della parola “porno”, vogliamo riflettere sul fatto che porla in un contesto di trauma, violenza, e di non consenso, vada ancora una volta a confermare l’immagine conservatrice del porno e chi lo fa per scelta. Non neghiamo che l’industria del sesso sia una macchina capitalista e che sia sicuramente in alcuni casi partecipatrice a violenze e discriminazioni. Tuttavia, le sex workers sono una categoria ignorata e denigrata da molt*, e noi vogliamo scegliere in questo momento di sottolineare che c’è chi il porno lo fa con gioia, per scelta e chi sceglie di produrlo in modo etico, avendo a cuore non solo l’intrattenimento ma anche l’educazione e la rimozione di un tabù che al giorno d’oggi non è più ammissibile. Sono proprio la disinformazione e la paura nei confronti del sesso, della nudità e della sessualità in generale che contribuiscono a nutrire queste violenze. Vogliamo quindi togliere la parola porno da questa storia, parlando invece di diffusione online di nudo senza consenso e di violenza. 

(*): Con l’espressione “persone femminizzate” vogliamo sottolineare come il sistema di oppressione patriarcale agisca non soltanto sulle donne (sia cis che trans) ma che agisca in maniera sistematica a sminuire l’idea di femminilità stessa che, al di là di identità di genere, viene sempre e comunque sottomessa al maschile (spesso sinonimo di mascolinità tossica in questa dinamica). Il paradosso è che entrambi i concetti sono costruiti (e dunque in realtà fittizi e che legati al contesto culturale) e imposti come norme dal patriarcato stesso. 

Featured artwork: Marilia Oliveira, Untitled, photography, various dimensions, 2017. Part of the photographic series part of the exhibition Você Mereceu, Centro Cultural Dragão do Mar, Fortaleza, Brazil. Images courtesy of the artist.

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