Oggi vi parliamo di un artista, filosofo, drag queen e attivista peruviano, Giuseppe Campuzano (1969-2013). Nella sua ricerca artistica, si è concentrato sulla decostruzione di tutto ciò che compone l’identità personale: la sessualità, la cultura di nascita, l’appartenenza al mondo dell’arte, attraverso lo studio della storia del travestitismo e l’utilizzo di quest’ultimo nelle sue pratiche artistiche, concettualizzandolo non come imitazione della donna (com’era spesso incasellato), ma come esercizio delle proprie libertà andando oltre le convenzioni sociali e di genere.

L’opera che vi mostriamo, intitolata Letanìa, si inserisce nel contesto del progetto più importante e più famoso dell’artista, El Museo Travesti del Peru (2003-2008). Questo progetto era definito come un museo itinerante e in costante evoluzione, costruito intorno alla ricerca sulla storia del travestitismo e delle esperienze trans in Perù. Dalla sua fondazione nel 2003, il museo ha viaggiato in tutto il mondo, occupando anche luoghi considerati “rossi”, in cui il rischio di perdere la vita per le persone trans era molto alto. Questo ha fatto sì che il progetto ottenesse ancora più attenzione mediatica e che dunque tematiche di questa gravità avessero più visibilità.

Infatti, abbiamo scelto di parlare di Giuseppe Campuzano proprio perché la ricerca di visibilità nella sua ricerca artistica era di fondamentale importanza, ricollegandoci al tema che abbiamo introdotto questa settimana. 

Letanìa, opera del 2012, è una stampa che ritrae l’artista stesso nei panni di un’icona religiosa, con intorno parole che si ricollegano a minoranze oppresse, parole formate con ritagli di titoli di giornali. Tutti gli elementi di quest’opera gridano visibilità, a partire dall’utilizzo dei quotidiani (principali vettori di visibilità mediatica, entravano nelle nostre case in massa prima dell’avvento di internet come principale fonte di comunicazione), ma continuando con l’utilizzo della simbologia religiosa: era profonda convinzione dell’artista che, anche se la religione non era da lui particolarmente apprezzata in generale, questa avesse un potenziale indescrivibile in quanto a ricezione degli animi delle persone. Decise quindi di usarla per portare la sensibilità dell’osservatore verso temi che sono comunemente separati dalla religione. 

Ancora una volta, l’ipervisibilità di un tema specifico (in questo caso quello religioso, ai nostri tempi, il coronavirus) offre l’opportunità di portare attenzione su temi generalmente ignorati, se usata nel modo giusto.

Giuseppe Campuzano, Letanía (Litany), 2012, Silkscreen on
paper, 50 x 35 cm, image courtesy of the artist.

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