Questa settimana parliamo di attivismo con un’opera d’arte che anticipa anche il tema della prossima, l’artivismo: si tratta della nave Louise Michel di Banksy. 

Non potevamo parlare di arte e attivismo senza parlare dell’artista attivista più famoso al mondo: tuttavia, il caso di Banksy è piuttosto insolito, dato che il suo nome è conosciuto anche da chi di arte non si occupa mai, ma la sua identità è ancora sconosciuta a tuttu.

Non c’è arte più adatta a prestarsi all’attivismo della street art, un’arte che parte dal basso, storicamente dalle comunità marginalizzate (Basquiat era un giovane uomo gay nero, Haring era un uomo gay malato di AIDS), un’arte che ha bisogno di due bombolette e un muro “rubato”, un’arte disobbediente e di dissenso. E’ difficile che artistu di street art possano arricchirsi con la loro arte attivista, la maggior parte delle volte rimangono anonimi per evitare ripercussioni legali e le loro opere vengono vendute dallu proprietariu dei supporti usati. La street art nasce storicamente per rimanere gratuita e accessibile a tuttu, visibile solo passandoci accanto, senza presupporre un’intenzione culturale specifica.

Per tutti questi motivi, parlare del più famoso street artist è stato naturale, specialmente in un momento in cui Banksy è di nuovo sulla bocca di tuttu per la sua nuova iniziativa, la nave Louise Michel finanziata dall’artista per soccorrere i migranti che attraversano il Mediterraneo. L’artista ha comunicato questo suo nuovo progetto attraverso i suoi canali social, annunciando il suo acquisto di uno yacht che ha riconvertito poi in nave da soccorso, e lamentando l’inefficienza delle istituzioni politiche europee nella ricerca di una soluzione all’emergenza migratoria e delle morti in mare. La nave è salpata dal porto di Borriana, vicino a Valencia in Spagna, il 18 agosto di quest’anno e ha creato non poco scalpore tra lu ammiratoru di Banksy, divisu tra chi lo supporta anche in questo progetto e chi considera invece che si sia spinto troppo oltre il suo ruolo o che stia cavalcando un tema caldo per propaganda personale. Noi crediamo che sia una mossa molto coraggiosa finanziare un’attività come quella del soccorso in mare, e che a prescindere dalle motivazioni questo non possa che essere utile. La nave ha già soccorso più di 200 migranti in difficoltà e solca le acque del Mediterraneo da quando è partita. 

Abbiamo scelto questo esempio perché non sempre l’attivismo e l’arte attivista ottengono degli effetti specifici e misurabili, ma in questo caso i benefici di un progetto artistico e attivista sono palesi e le conseguenze evidenti. 

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