Emma Sulkowicz è unu artista non binariu americanu, che ha creato diverse opere d’arte che si rifanno a un episodio controverso avvenuto durante i suoi studi alla Columbia University nel 2013. Sulkowicz riportò di aver subito una violenza sessuale da parte di un altro studente della stessa università, ma nè l’università nè le autorità fecero nulla per dar credito al suo racconto. La violenza di cui si parlava ci dà uno spunto per parlare di consenso quando questo è una questione più grigia della semplice risposta “sì” o “no”: il rapporto sessuale era iniziato come consensuale, ma durante l’atto Sulkowicz rifiutò una determinata pratica, che è stata invece forzata sul suo corpo. 

In segno di protesta per la mancanza di azione da parte delle autorità, l’artista cominciò una performance nel 2014, trascinando per il campus per nove mesi il materasso su cui era avvenuto l’episodio (Mattress Performance, 2014-15). Dopo questa prima performance, che ha avuto molta risonanza mediatica, l’artista ha prodotto un’altra opera relativa alla violenza subita, l’opera di cui parliamo in questa sede: si chiama Ceci N’Est Pas Un Viol (“Questo non è uno stupro”) ed è una ricostruzione dell’abuso con Sulkowicz nella parte di se stessu e un attore nella parte del perpetratore. Il tutto è filmato da telecamere di sorveglianza e il video è proposto in quattro schermi come se si vedesse da un centro di controllo video. L’osservatoru è posto nella condizione di assistere impotente alla scena, da un punto di vista però voyeristico. Il titolo riprende l’opera The Treachery Of Images di Renée Magritte, che con la frase Ceci n’est pas une pipe (questa non è una pipa) sopra l’immagine di una pipa ci porta a riflettere sulla percezione della realtà, la rappresentazione della realtà e la realtà. 

La percezione di qualcunu è la verità? La rappresentazione di un abuso è un abuso? Il proporre un’opera così grafica al pubblico può essere considerata addirittura un “abuso” nei confronti dello stesso? 

L’opera ci porta molte domande e poche risposte, ma sicuramente contribuisce a creare una narrazione esperienziale sul consenso e la sua natura labile e talvolta interpretabile.

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