Dani Bordignon intervista Rita la Zia, titolare di Sopra Le Righe Tattoo (uno studio di tatuaggi a Milano). Si parla di consenso, BDSM e Shibari, in un’ottica transfemminsta queer. Le parole con un asterisco * sono definite nel glossario in fondo all’articolo.

Chi sei, descriviti, cosa fai nella vita?
Io sono Rita, ho una cinquantina d’anni o giù di lì, ho uno studio di tatuaggi a Milano, quindi sono una tatuatrice e piercer da tempo immemore. Sono attivista nel mondo GLBTQ da quando respiro. Da anni ho abbracciato l’intersezionalità in tutte le sue sfumature, nonostante alcunu della mia generazione ne capiscano veramente pochino, mi sembra che andare avanti piuttosto che andare indietro sia un’indicazione importante. Sono anche una rigger(*), per quello che possa valere il termine, nel senso che sono un’appassionata di shibari(*) e lo pratico abitualmente, lo insegno a pochissimi eletti e lo pratico anche in studio (abbiamo già creato un gruppetto che – COVID permettendo – riprenderà a fare le sue cose). Sono una kinkster(*) visibile da sempre, nel senso che la visibilità per me è come respirare. Per cui non ho mai nascosto nulla di quello che sono, ormai di me sanno tutto tutti senza nessun problema.

Come hai intrapreso il tuo percorso nel mondo BDSM e Shibari?
Sono stati due momenti diversi, nel senso che io ho cominciato a capire che mi interessavano determinate cose intorno ai 25/26 anni, ma allora era molto difficile trovare altre persone che erano interessate all’argomento perché – ahimè – non avevamo i mezzi social che abbiamo ora, non avevamo il web che ci aiutasse più di tanto. Per fortuna con mia moglie abbiamo gli stessi identici interessi e abbiamo cominciato a esplorare e a voler conoscere gente insieme. Ho provato a far entrare quello che allora si chiamava sadomasochismo nel mondo lesbico, ma era un mondo lesbico chiuso che ci ha rifiutato e abbiamo dovuto ripiegare su quello dei club e dei circoli mediamente etero, che però ci ha accolto – essendo donne – in maniera abbastanza entusiasta. Ogni tanto mi viene da pensare a che cosa sarebbe successo se fossimo state una coppia di uomini, ma questa è un’altra storia. 

Quindi ho cominciato a praticare con mia moglie e altre persone che avevo conosciuto sporadicamente, ma ne sapevo veramente zero. Poi ho incontrato dei personaggi che ne sapevano molto più di me frequentando l’ambiente, andando a incontri, mostre, eccetera. Ho imparato un sacco, ho studiato quel poco che c’era da studiare in italiano e la maggior parte delle cose in inglese, ho letto libri, visto film, capito che cos’altro c’era in giro e ho continuato a vivere questa passione. Tuttora la vivo, anche se in maniera completamente diversa rispetto a 25 anni fa.

Le corde sono state un momento successivo, nel senso che all’inizio le trovavo semplicemente una pratica costrittiva di bondage come ce ne sono tante. Poi un mio amico, che è tuttora il mio maestro, Andrea, ha deciso di darmi un paio di corde in mano e ha detto “tieni prova, prova a fare anche questo in maniera seria”. Alla fine mi sono appassionata e studio e mi diverto da tanto tempo anche con quello. Per cui adesso si cerca di creare anche qui in studio un ambiente queer che possa un po’ comprendere tutte le sfumature dell’essere anche nel discorso kink/BDSM. 

Cos’è il consenso per te  e quanto conta il consenso nell’ambito BDSM?
Ci sarebbero da fare tanti distinguo in questo senso, tante digressioni. Purtroppo sono argomenti che trattati senza sfumature rischiano di fare confusione. Per me il consenso è fondamentale perchè, se non so che le persone con cui sto giocando non stanno bene e quindi non sono serene in quello che vivono, io sto male e non riesco a divertirmi per niente. Dal punto di vista generale, penso che il consenso vada dibattuto assai, perchè molte volte sul consenso ci si fraintende: in qualsiasi pratica BDSM a volte si rischia che si capiscano fischi per fiaschi se non si fa correttamente. Ci sono dei momenti in cui un no può voler dire sì, nell’ambito del gioco distaccato dalla realtà, in cui i ruoli sono altri rispetto al mondo in cui viviamo comunemente. Ma la comunicazione e l’accordo precedentemente a qualsiasi tipo di pratica credo che siano indispensabili per il rispetto di tutti. Non credo che si possa prescindere da questo. Perchè il BDSM senza consenso è pura sopraffazione che non dovrebbe far divertire nessuno. Per questo, il consenso va dibattuto tanto e alla base del consenso c’è la comunicazione; bisogna comunicare tanto, comunicare cosa si vuole, chi si è, parlare previo incontro. Importantissimo anche parlare dopo l’incontro, durante quello che viene definito comunemente “aftercare”, che è sostanzialmente la cura che si ha vicendevolmente dopo una sessione (anche se a volte viene completamente bypassato). Questa cosa invece è molto importante per avere un feedback della persona con cui si sta giocando o delle persone con cui si sta giocando. Senza questo, ribadisco, forse è meglio che studiamo un po’ di più e lasciamo perdere determinate pratiche.  

Shibari girl, illustrazione di Dani Bordignon

Quali sono i mezzi per assicurare il consenso dalle due parti?
Ne parlavo proprio prima, la comunicazione è alla base di tutto. Spesso si ha a che fare con persone che non si conoscono benissimo. Se sono partner spero già che la comunicazione sia alla base di tutto, ma se sono persone che conosci meno, magari incontrate in un locale, ci si siede e si parla di quali sono le aspettative, o anche di eventuali problemi fisici, e ci si danno delle regole. Quando eravamo giovani c’erano le tre parole chiave a cui fare riferimento: sano, sicuro e consensuale. Ultimamente molti dei giovani della comunità kinkster stanno snobbando sia queste tre definizioni sia il discorso della safeword, ovvero la parola di sicurezza che durante una sessione può essere pronunciata da uno dei partecipanti in modo da bloccare immediatamente qualsiasi cosa si stia facendo. Io la ritengo, soprattutto per chi si approccia a questo mondo, una pratica ancora molto valida, (ovvio che la safeword non può essere la parola “no”, o la parola “ancora”, deve essere una parola che non c’entra niente con quello che si sta facendo. “Banana” o “gelato”, una parola di questo tipo).
Siccome si sta spingendo tantissimo, a mio avviso in maniera corretta, sulla comunicazione, impostare un’unica parola di sicurezza senza parlare non è sufficiente. E parlare soprattutto di “questo no”, “questo sì”, i limiti e le volontà da mettere in campo. Queste regole non è detto che debbano essere solo per chi gioca da sub o da sottomesso o chi fa il bunny(*), anche una persona in posizione dominante può e deve avere i limiti che vanno rispettati. Chi agisce è chi domina la situazione, ma potrebbe anche non essere pronto ad affrontare determinate situazioni che i sub o le persone con cui sta giocando gli o le sottopongono.
Bisogna frequentare anche ambienti che possano indirizzare in maniera corretta, e anche parlarne e far parte di una comunità porta a conoscere gente che può dare indicazioni sia su come comportarsi sia sulle persone che frequentano la comunità stessa. Non bisogna chiudersi a riccio ma andare a una festa, un Munch(*), incontri in cui non si gioca ma dove ci si incontra non in dresscode, in maniera rilassata e tranquilla e si conoscono persone e si parla di determinati argomenti. Questo porta a conoscere anche la gente giusta, quella che ti si confà di più, quella che magari ti dà più affidabilità nel cercare una situazione dove il consenso è fondamentale. Ben vengano chat, situazioni virtuali ma in questo ambito forse la carne e il sangue sono importanti quindi conoscersi fisicamente è un di più rispetto a qualsiasi altro tipo di incontro. Quindi comunicate, parlate.

Hai aneddoti sul tema del consenso su questo mondo?
È pieno di aneddoti sul consenso, ma non sono troppo divertenti, a volte anche le persone che giocano non hanno idea di che cosa vogliono. Ho visto gente piantare in asso sul palcoscenico di un locale il proprio dom o la propria dom con una crisi isterica generale, ed è quello che avviene più facilmente. Stai facendo una cosa che non mi va bene, tu continui a farla, io mi incazzo come una belva e me ne vado. Però sono situazioni ridicole prese da fuori, a volte ti vedi questa signorina, questo signorino che con un piglio tutt’affatto da sub prende a male parole il proprio dom davanti a cinquanta persone. Scatena abbastanza ilarità. Meno ilare è la situazione se la vai ad analizzare da vicino. C’è stata una persona che non ha rispettato i limiti dell’altro. Oppure, nell’ambito delle corde, di ragazze – ahimè si tratta soprattutto di ragazze perché la non consensualità nelle donne fa parte di un retaggio, che per fortuna molti femminismi stanno cercando di smontare, di dover fare le cose per vergogna, per l’aver paura di dire i propri limiti – che si fanno legare da rigger qualunque che non rispettano i limiti, magari anche la resistenza fisica, e senti la vocina della persona che dice “ma guarda che le corde qui mi fanno un po’ male”. A me in quel momento mi viene istintivamente da tirar giù chiunque io abbia legato in qualsiasi modo, e invece il personaggio di cui sopra, visto con questi occhietti santi, le va vicino e dice “erotizza il dolore”. Allora, si erotizza il dolore se il dolore vuole essere erotizzato dalla persona che sta subendo il dolore. In quel momento, se c’è un monitor, qualcuno che sta controllando la situazione, il mio istinto è prendere un cric e darlo sulle gengive del o della dom, ma questo è perché ho un brutto carattere! Sostanzialmente si dice “per piacere tiralo giù o tirala giù, non mi sembra il caso”, però non sempre c’è qualcuno che sta controllando. Questi sono aneddoti che potremmo raccontare all’infinito, perché è un mondo dove l’ignoranza genera mostri, quindi studiate. 

Cosa ne pensi della narrazione che il mondo del porno mainstream e la società fanno del mondo bdsm specialmente rispetto anche al consenso?
Pochissime persone si prendono la briga di informarsi su quale mondo enorme sfaccettato pieno di gente diversa, di pratiche diverse, sia effettivamente il BDSM. Ci si basa essenzialmente su quello che ci viene propinato dal mondo mainstream e dei media, ed è un problema enorme perché viene tutto minimizzato e non dovrebbe, per esempio la problematica del consenso, la rape culture.. Anche il fatto che lo stupro venga rappresentato come qualcosa di estremamente eccitante nel porno mainstream è qualcosa che fa della violenza un codice di decodifica, come qualcosa di assolutamente accettabile, quando in realtà poche persone si mettono a pensare che il porno sia un momento di finzione che viene prodotto ad uso e consumo di terzi. Se la gente si fermasse a pensare che quello non è uno stupro reale ma una rappresentazione dello stupro, forse ci sarebbero meno fraintendimenti, ma in realtà nessuno pensa che quello che gli hanno propinato a livello di film o materiale fotografico possa essere semplice finzione. 

Così come quando arrivano sui nostri schermi film come quella disgrazia che è stata 50 sfumature di grigio, che da una parte ha portato tantissimi collettivi a informarsi sulla quantità di persone che si interessano a questo argomento e ha sdoganato tutta una serie di discussioni. Ma ha veramente rappresentato tutto quello che di pessimo c’è nel mondo BDSM. Quindi è un po’ come la rappresentazione del femminile e del maschile: se non ci mettiamo a smontarla pezzo per pezzo finirà sempre che siamo noi le vittime degli stereotipi: anche nel BDSM siamo comunque sempre vittime di stereotipi (la dom/il dom è il pazzo scatenato con la motosega che cerca assolutamente di far del male a dei poveri malcapitati e i sub/le sub sono degli smidollati privi di carattere che si fanno fare qualunque cosa. Non è esattamente così). Anzi, il BDSM è un momento che si stacca completamente dalla realtà, è qualcosa che viene condiviso, non dico a livello di finzione perché di finzione non c’è nulla, però viene sollevato dal peso del reale. È un momento di gioco che ha un inizio, uno svolgimento e una fine, dove i ruoli si possono confondere in mille maniere diverse, dove non esiste più un riferimento di genere o di altro. Tu puoi essere chi vuoi e quello che vuoi in quel momento. Poi il momento finisce, ci si ritrova tutti magari con un bicchiere di vino o con un tè a tornare ad essere le persone che siamo nella vita reale, e nella vita reale magari possiamo essere il contrario di quello che siamo stati nel gioco. Quindi c’è di tutto e il contrario di tutto all’interno sia dei personaggi che fanno parte del mondo BDSM sia nel gioco stesso. Ridurre tutto veramente a quattro caricature è veramente triste, oltre a essere pericoloso. Ad esempio il signor Grey del film non prende assolutamente in considerazione il consenso dell’altra protagonista, lui va avanti per la sua strada e basta. Devo dire che ben rappresenta quei quattro dom cishet che pian piano spero spariscano dalla faccia della terra, ma che al momento purtroppo sono abbastanza diffusi. Purtroppo anche i libri hanno fatto presa per questo motivo, perchè le persone “comuni” si sono sentite rappresentate da qualcosa che era estremamente semplice da capire, ma nessuno si è fermato a pensare su quanto fosse fuorviante il loro comportamento.

Dove consiglieresti di informarsi a proposito di consenso e BDSM (libri, film, suggerimenti)?
Per quanto riguarda i posti dove informarsi fisicamente, se qualcuno è interessato all’argomento, qua a Milano ci sono delle realtà molto valide. Uno è il TNG (The Next Generation) per chi ha meno di 35 anni, che è un Munch dove ci si incontra appunto per conoscerci e dove ci sono dei personaggi validi che possono fare da introduttori nel mondo. Se volete potete anche contattare me che vi do un paio di indicazioni di massima. Ci sono poi delle persone in gamba, come la scuola qua a Milano Rope Tales, all’interno della quale ci sono persone interessanti che possono indirizzarvi anche sul mondo BDSM. In giro per l’Italia ci sono anche altre realtà come a Roma la Beatrice Gigliuto e il suo spazio per praticare shibari che è la Shibari House ed è una persona assolutamente deliziosa. A Torino c’è l’Alithia Maltese che anche lei ha il suo spazio dove insegna corde. Sono tutti riferimenti validi per chi ha voglia di saperne di più: Alithia collabora con Non Una Di Meno, Beatrice è comunque parte del mondo GLBTQ, quindi in tutti questi spazi c’è posto per qualunque tipo di identità, non vengono fatte discriminazioni di sorta. I punti di riferimento più importanti a livello fisico sono questi. Per quanto riguarda i libri, ce ne sono mille che vanno letti per cultura generale e poi dimenticati per essere rielaborati in un certo modo. Molto molto importanti sono libri se leggete in inglese ahimè, ce n’è uno di quasi quarant’anni fa che si chiama Coming To Power dell’organizzazione lesbica SAMOIS, che elabora la tematica dal punto di vista proprio del mondo lesbico, a confronto con un femminismo radicale di allora di un certo tipo. Poi ci sono state delle evoluzioni ma non dei libri veri e propri sull’argomento. A livello di fiction assolutamente vanno letti e poi dimenticati il signor De Sade e il signor Von Sacher-Masoch, semplicemente perché così si capisce perché non si chiama più sadomasochismo ma si chiama BDSM, però conoscere il nemico è sempre una buona cosa. Io non sono quella che ti dice di non leggere libri di maschi cishet, leggili. Li leggi, li conosci, li analizzi, e poi decidi quanto sono stronzi [ride]. Per il resto ci sono libri interessanti, poi ti mando una piccola bibliografia e filmografia, anche se purtroppo vanno cercate col lanternino le buone rappresentazioni.             

GLOSSARIO

Rigger: persona che pratica giochi di corde nel contesto BDSM.
Shibari: una disciplina giapponese che consiste nel legare una persona in un contesto erotico.
Kinkster: praticante di “kink”, ovvero pratiche sessuali non convenzionali
Dom: persona che investe il ruolo di “dominante” durante il gioco BDSM
Sub: persona che investe il ruolo di “sottomesso” durante il gioco BDSM
Bunny: simile a “sub”, spesso usato nel contesto delle corde (più specificatamente: Rope Bunny)
Munch: (forma breve dell’espressione inglese burger munch, che sta per “spuntino/snack informale a base di hamburger”) è un incontro informale tra persone che praticano o che sono interessate al BDSM ed altre pratiche kinky.

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