di Silvia Gualtieri

Secondo i motori di ricerca, è stato un anno interessante per la parola “famiglia”. Se nel 2019 i numeri delle ricerche relative a “famiglia” erano piuttosto stabili e non molto elevati, a marzo 2020 il termine ha fatto una vertiginosa scalata in verticale, raggiungendo nella seconda metà del mese il massimo numero di ricerche registrate. Non è difficile collegare questi dati con le restrizioni imposte dal lockdown e con i sostegni economici varati da governo e regioni: abbiamo cercato su Internet i sostegni al reddito per le famiglie, il bonus babysitter e la possibilità di rivedere le persone care. E ad aprile abbiamo anche scoperto di avere dei “congiunti” (a guardare le statistiche di Google, il governo Conte ha praticamente inventato una nuova parola: dal 2004 al fatidico Dpcm era stata cercata pochissimo). Il modo in cui percepiamo la parola famiglia oggi è probabilmente diverso dal modo in cui la intendevamo fino all’anno scorso.

La parola famiglia ha indicato cose molte diverse nel corso degli anni, a seconda delle trasformazioni politiche, sociali, economiche, culturali che avvenivano e a seconda dei diversi contesti in cui veniva utilizzata. Deriva dalla parola famulus – ossia servitore, domestico – che ha a sua volta in sé la radice di una parola più antica: faama, casa. Per gli antichi romani, familia indicava grossomodo tutti gli umani presenti all’interno di una stessa casa e sottoposti all’autorità di uno stesso pater familias, inclusi i servi e gli schiavi. Si può dire che ogni epoca sia stata caratterizzata da una diversa immagine della famiglia, che negli stati moderni è un riflesso soprattutto della cultura giuridica e religiosa. In Italia, solo negli ultimi cinquant’anni, l’idea di famiglia ha subito trasformazioni epocali, con l’introduzione del divorzio nel 1970, la riforma del diritto di famiglia del 1975 (che, tra le altre cose, ha liberato le donne dalla subordinazione totale al marito e ha permesso loro di avere responsabilità nella tutela sui figli), la legge del 2016 sulle unioni civili… Eppure, molte persone continuano a ritenere che la “famiglia” sia qualcosa di definito e immutabile, cementato da vincoli religiosi e legami di sangue, e che questa sia l’unica idea di famiglia possibile.

Personalmente, credo che avere una sola idea di famiglia non sia mai stato possibile. Non solo perché il concetto di famiglia è cambiato nel corso dei secoli: nessunu oggi includerebbe i propri schiavi tra i suoi “congiunti” come facevano i romani (anche se ogni individuo occidentale ha moltu schiavu, che spesso non conosce e che lavorano in zone opportunamente lontane o al riparo dai controlli sindacali). Credo che il nostro personale concetto di famiglia cambi profondamente nel corso del tempo, per ognunu di noi. 

Per alcunu di noi, quando siamo piccolu, “famiglia” sono i papà, le mamme, i fratelli, le sorelle, le zie, gli zii, le nonne, i nonni… quelli e quelle per cui ti fanno fare i lavoretti a scuola per Natale e feste dedicate. Per altru fra noi, invece, anche da piccolu il mondo non è ordinato come le foto in un album, dove tuttu si tengono sottobraccio magari in ordine di altezza. E a volte, già da piccolu impariamo a fare a meno degli album e delle etichette: il mondo è molto più vario e complicato della foto dai vaghi toni seppiati di una tavolata di Capodanno. A volte le cosiddette “famiglie biologiche” sono spaccate a metà e tra le due fazioni c’è un odio insanabile; a volte i parenti biologici sono pazzi, o manipolatori, o abusivi. A volte cresci solo per scoprire che nessuno della tua famiglia è cresciuto con te e non riconosci più nessuno; altre volte, se si ha molta fortuna, crescendo si riconoscono persone che si erano dimenticate da tempo. 

Credo che ogni individuo abbia, nel corso della sua vita, varie “famiglie”. Un elenco non esaustivo delle persone che le compongono potrebbe includere: partner (sessuali e non), genitori (adottivi, biologici o vocazionali), fratelli (naturali, acquisiti, di sangue, di spirito, legati a noi da giuramenti arcaici), sorelle (naturali, acquisite, di lotta, di ribellione, incontrate per caso in una notte di plenilunio), amicu lontani che non vedi da anni ma che sanno tutto di te, amicu vicinu che ormai non sanno più niente di te ma che se hai bisogno ancora ci sono, cani, gatti, libri, parentu, coinquilinu, piante d’appartamento o ad alto fusto, colleghu, animali selvatici, persone che non ci sono più con il corpo, persone che non ci sono più con la mente, persone che sono morte ma che non ci hanno mai lasciati. Le famiglie crescono, si restringono, si allargano, si riscoprono o si cambiano del tutto. E tutte queste vite, storie, cose, persone, tutta questa complessità della vita e dei legami che la accompagnano, tutto questo non lo si può vedere nei decreti ministeriali, nel tutt’ora zoppicante diritto di famiglia italiano o nelle cartoline di Natale. 

Per il 2021, mi piacerebbe che il nuovo concetto di “famiglia” universalmente riconosciuto fosse: gruppo di esseri uniti da legami affettivi profondi, desiderosi di accettarsi e supportarsi a vicenda. Facciamo finta che dal prossimo anno potremo avere nella nostra famiglia chi vogliamo, senza dover rendere conto a nessunu. Non avremo bisogno di una famiglia “perfetta”. Potremo avere due padri, una madre single, cinque partner, un solido gruppo di amicu e compagnu o una selva di piante di cui prenderci cura. O essere una famiglia di uno e voler bene a noi stessu. Quello che crea una famiglia non è il legame di sangue o un contratto giuridico, per quanto si ostinino a volercelo imporre.

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